Televisione

Anna Valle, il “cigno” del piccolo schermo

L’attrice è il volto elegante e materno (ma dall’anima “rock”) delle fiction televisive. «Noi non ci siamo fermati: che sia un messaggio di fiducia soprattutto per i giovani e i loro sogni sospesi»

«In questo momento così complicato, pieno di limitazioni e divieti, vedere dei ragazzi che ce la mettono tutta per coltivare il proprio sogno e che suonano insieme rappresenta un messaggio di speranza e di fiducia. Soprattutto per i più giovani che sono alle prese con le acrobazie della vita in pandemia, la scuola e tutte le loro passioni sospese. Come ho vissuto e vivo da mamma con i miei figli».

Anna Valle, 45 anni, è fra i protagonisti della Compagnia del Cigno 2 la serie tv di Ivan Cotroneo (stasera su Rai 1, alle 21.25, il secondo di sei appuntamenti), prodotta da Indigo Film in collaborazione con Rai Fiction, che ruota attorno all’amicizia, il talento e l’impegno di sette giovani musicisti del Conservatorio di Milano. L’attrice interpreta Irene, insegnante, moglie del maestro Luca Marioni (Alessio Boni) e mamma.

Un punto di riferimento per tutti. Ma com’è la nuova Irene?

È una donna con una luce diversa, più serena, più dolce. Dipinta con una penna di piuma. Ritrova l’amore di Luca, arrivano due gemelli, torna a insegnare, superando il dolore atroce della perdita della figlia che segnava la prima serie. Una donna che ha la forza di concedersi una seconda chance, la capacità di tornare a sorridere.

La prima puntata si è aperta con un monito del maestro Marioni-Boni: «Ragazzi, siete dei bravi musicisti. Ma è la vostra amicizia che vi rende più forti. Custoditela ». Ecco, lei ha avuto la sua ‘compagnia del cigno’?

Per un’orchestra o un gruppo teatrale è diverso. Nel mio lavoro non è così semplice muoversi in ‘compagnia’. Ho incontrato attori, artisti, persone con cui mi sono ritrovata e con cui ho condiviso belle esperienze. Alcuni sono diventati meravigliosi amici, sì. Che abitano in città diverse, non possiamo vederci spesso ma sono amici con la ‘a’ maiuscola, su cui posso contare sempre.

Il teatro si è fermato. La fiction no, in qualche modo è andata avanti e infatti la vedremo in tv più volte quest’anno. Come ha vissuto questo periodo?

In realtà mi sono fermata l’anno scorso a marzo, come tutti. Poi ho ripreso a lavorare in estate con le misure e i protocolli previsti per continuare le produzioni in sicurezza. Nei mesi a casa ho cercato di godere degli aspetti positivi. Stare in famiglia è un regalo che non mi capita spesso. Certo, ho vissuto con difficoltà e preoccupazione la distanza dai genitori, da mia sorella e mio fratello. Non poterli incontrare, il pensiero che potesse succedere loro qualcosa.

Le sono mancati i teatri e i concerti?

Molto. Sono convinta che quando ti viene tolto qualcosa lo apprezzi ancora di più. Torneremo a frequentarli con maggiore consapevolezza del loro valore.

Nella Compagnia del cigno regna la classica. Nella vita, che musica ascolta?

Sono una rockettara, ma melodica. Da ragazzina andavo matta per Michael Jackson e gli AC/DC. Adoro gli U2 (non a caso l’altra sera, ospite di Serena Rossi, la Canzone segreta era One, ndr).

In queste settimane la vediamo in tv come Irene. Ma in autunno, sarà Emma in Luce dei tuoi occhi su Canale 5.

È una coreografa di fama, in una storia che viaggia fra Vicenza e New York, con il mistero di una bambina persa alla nascita. Qualcuno o qualcosa le fa capire che non è andata esattamente come le avevano raccontato. Così la cercherà fra le sue ballerine. Non si fiderà più di nessuno, neanche della madre.

Adesso parla da Roma, dal set di Lea e i bambini degli altri…

Stiamo girando gli interni ai teatri di posa della Videa, poi ci trasferiremo a Ferrara, dov’è ambientata la storia. Lea è un’infermiera che lavora nel reparto di pediatria, ma lei non può diventare mamma…

Tutti personaggi che si confrontano con la maternità. Che mamma è Anna Valle?

Dovrebbero rispondere i miei figli (Ginevra, 13 e Leonardo, 8, ndr)…

Su…

Sono giocherellona e dolce… A volte permissiva, altre risoluta.

C’è una cosa ‘assolutamente no’?

No. Dipende dal momento, non ci sono divieti: punto a un’assunzione di responsabilità dalle piccole alle grandi cose di ogni giorno.

Lei è stata Cleopatra, Soraya, Jackie Kennedy, ma anche commessa o la maestra Margherita di Cuore e tante altre… C’è un personaggio a cui è più legata?

Mi piace ricordarne alcuni, per le diverse fasi della mia vita. Partirei da Paola di Commesse, quella che mi ha dato fiducia in me stessa come attrice. La prima volta non si scorda mai.

Poi?

Soraya, un personaggio realmente esistito, che ha presupposto una preparazione accurata: racconta una fase molto impegnativa e stimolante. E infine Vite in fuga: la Silvia che diventa Anna, che deve ripartire con una nuova identità, dopo che sono crollati i punti di riferimento in cui credeva. Rispecchia forse anche il momento in cui viviamo e la possibilità di rinascere in maniera diversa.

Tantissima fiction, qualche lampo di cinema. Ma galeotto – in amore – fu il teatro: è mentre recitava Elena nelle Troiane a Vicenza nel 2005 che incontra il suo Ulisse, suo marito (Ulisse Lendaro, avvocato, regista e produttore).

Beh, sì. Ci siamo incontrati lì, era venuto a vedermi a teatro, ci hanno presentati e da quel momento siamo rimasti praticamente sempre insieme.

Ed è al Teatro Greco di Siracusa che ha debuttato sulle scene…

Non propriamente: era uno spettacolo del liceo, la mia insegnante di greco voleva che facessi Mirrina nella Lisistrata di Aristofane. Il teatro era allora lontanissimo da me. Ero timida, avevo 14 anni. Non pensavo proprio a questa carriera.

Ma le piacerebbe tornare in quel teatro magico e antico, da protagonista? Una nuova Elena?

E perché no… In realtà non c’ho mai pensato e non mi è mai stato chiesto. Sarebbe una prova difficilissima ed emozionante. Ben più ardua di allora.

Lei è nata a Roma, ma dopo la separazione dei genitori, a 13 segue la mamma in Sicilia, con la sorella Antonella…

Ho avuto una vita girovaga, mi sento molto italiana. Ed è bellissimo incarnare varie anime. Dico sempre che sono metà romana metà siciliana e vivo a Vicenza. Con in mezzo un sette anni a Milano.

Cosa ricorda degli anni a Lentini?

Come tutte le ragazze facevo i conti con l’adolescenza, c’è un mio pezzo di vita lì in Sicilia. Torno quando posso a trovare la mamma, ma mi porto sempre dietro l’energia che mi ha trasmessa in quegli anni così difficili, in cui non si è né carne, né pesce…

L’età imperfetta, per citare un film che ha girato con suo marito alcuni anni fa.

Ecco, esattamente: imperfetta.

Dopo il liceo si era iscritta a giurisprudenza a Catania: voleva fare l’avvocato?

Sì, non con grande convinzione, devo ammettere. Mi sembrava un bel percorso dopo il classico…

Invece è arrivato un agente del concorso di Miss Italia della zona, è entrato nel negozio di abbigliamento intimo di sua madre e le ha proposto più volte di partecipare.

Ho resistito per un po’. Poi ho ceduto. L’ho preso come un gioco e pensavo che tutto sarebbe finito alle selezioni regionali. Mi sbagliavo: ed eccomi a Salsomaggiore con la fascia e la coroncina…

Era il 1995, se ripensa a quella Anna Valle chi vede?

Una ragazza molto timida, la vera ragazza della porta accanto che non sapeva ancora niente catapultata nell’universo.

Come l’ha vissuto?

Con tanta emozione e confusione. Ero è in balìa degli eventi. Senza poter controllare nulla, contratti da onorare. Ma ho potuto viaggiare, conoscere tantissime cose, aprire gli occhi sul mondo.

Quando ha capito qual era la sua strada?

Girando il clip per la canzone di Gianni Morandi Giovane amante mia. Tre giorni fra macchine da presa e luci a Londra. Mi sono sentita a mio agio, mi affascinava l’idea di interpretare un personaggio, essere un’altra Anna. Mi sono trasferita a Roma, mi sono iscritta a una scuola di recitazione, ho imparato l’inglese, e mi sono lanciata.

Da miss è diventata così la regina della fiction italiana. E anche di riservatezza: nel tempo del tutti in vetrina per lei niente social e neanche Whatsapp.

Non sento il desiderio di raccontarmi in questi ambienti. Quello che amo fare è sul set. È il mio campo di espressione. Quando rientro a casa e chiudo la porta, mi piace ritrovare l’intimità della famiglia. E viverla lì. Il privato è privato.

E come fa con le chat della scuola?

Ho la mia… compagnia.

Da avvenire.it

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