Chiesa di Rieti

Andare dove porta Dio

Marcello Imparato, da poco ordinato diacono nella Cattedrale di Rieti, racconta qualcosa della sua vita e della sua vocazione: l’origine campana, gli studi e la professione di farmacista, il desiderio di qualcosa di più grande

Da farmacista a diacono: non è stato semplice né consueto il percorso di vita di Marcello Imparato, ordinato lo scorso 11 ottobre nalla Cattedrale di Santa Maria dal vescovo Domenico. Una giornata piena di emozioni, vissuta in tutta la sua viva bellezza nonostante le restrizioni dovute all’emergenza epidemica. «Le emozioni e le sensazioni che ho vissuto sono state tante – dice il neo diacono – ma certamente è prevalsa la gioia. Una gioia grande, perché in quel momento ricevevo un dono dal Signore: quindi mi sono gustato appieno quella sensazione, con la Sua presenza nella mia vita che si concretizzava in una comunità che mi accoglieva». Il coronamento di un percorso complicato per Marcello, vissuto nel Duomo reatino accanto alle persone che hanno fatto parte della sua vita, prima e dopo la scelta di lasciare il camice da farmacista per l’abito religioso.

Quello di mezzo

Nativo del casertano, il diacono è «quello di mezzo» in una famiglia di tre figli. E come spesso accade, soprattutto nel sud Italia, la parrocchia diviene centro e cuore pulsante della vita comunitaria. «Frequentare la chiesa era una cosa che veniva quasi naturale, forse senza ben comprendere il significato di quel che si faceva. Ho fatto attivamente parte della gioventù cattolica del paese, ero un po’ il capobanda. Mi piaceva organizzare, dar vita a momenti aggregativi, come rappresentazioni teatrali o raccolte di beneficenza: sono sempre stato molto attivo e curioso, adoravo stare in mezzo alla gente, conoscere persone nuove».

Alla ricerca della vita e della bellezza

Ed è mosso anche da questa voglia di novità che dopo il liceo Marcello sceglie di frequentare la facoltà di Farmacia a Camerino: «Avevo bisogno di nuovi stimoli. Ero e sono tutt’ora un consumatore di bellezza, che parla al mio cuore in modo molto forte, ed è stato per conoscere la bellezza di un’altra regione che ho lasciato la Campania per le Marche». Gli anni universitari passano in fretta, attraverso un percorso di studi fluido che scandisce un pezzo di vita indimenticabile: «Sono stato benissimo, ho conosciuto belle persone alle quali sono ancora legato: ero perfettamente integrato». Intanto, in quel di Casale di Carinola, la famiglia è orgogliosa di un figlio farmacista che riesce a concludere il suo percorso di studi e raggiunge subito traguardi professionali soddisfacenti: «La mia vita lavorativa è stata molto ricca di soddisfazioni: ho cominciato come semplice collaboratore presso una piccola farmacia di paese, poi ne ho gestita una, in seguito sono stato direttore del deposito di farmaci veterinari più grande del Mezzogiorno d’Italia».

Farmacista nel Cicolano

Ma il sogno di diventare titolare di una farmacia era sempre vivo: «Chiaramente considerato il mio budget economico non ho potuto che fare passi graduali, ho saputo di una possibilità a Petrella Salto, sono andato a vederla e ho capito che era quello che cercavo: una zona tranquilla dove ci fosse un’umanità molto attenta ai bisogni delle persone. Sono arrivato in una terra un po’ di confine, quasi dura, ma abitata da gente dal cuore buono». Il paesino del Cicolano tributa al nuovo farmacista del paese un’accoglienza autenticamente calda: «Petrella conta pochi abitanti d’inverno, eravamo praticamente un’unica grande famiglia. Il giorno della mia ordinazione c’erano tutti».

La vocazione

Difficile da sintetizzare il vortice di sentimenti che hanno travolto Marcello fino a portarlo ad una decisione sofferta, seppur felicissima: «Non ho mai subito passivamente la vita, sono sempre stato protagonista di ciò che ho fatto: avevo questo desiderio forte che albergava nel mio cuore ed era già chiaramente sintomo di una ricerca più profonda, quella con la B maiuscola che probabilmente cercavo quando ero ancora inconsapevole di quanto sarebbe accaduto. La bellezza ti viene incontro, la cosa difficile è farla emergere». Un passaggio arduo da fare, ancor più complicato da spiegare: «È stata dura comprenderlo ed ancor peggio farlo comprendere agli altri, seppur sia stata una cosa meravigliosa, che mi ha folgorato. Tutti i miei anni passati in quel particolare momento ora hanno trovato un significato profondo». Momenti belli intrecciati con episodi molto duri che si sono susseguiti in sette anni di discernimento e studio: «È un’emozione quotidiana ricevere un dono prezioso come il mio, ma ne senti anche tutto il carico, insieme alla paura di non essere capito, o addirittura frainteso».

Il farmacista che con un percorso professionale ben chiaro e tracciato “cambia divisa”, all’inizio sembrava una cosa bizzarra per gli osservatori esterni. Eppure i due mestieri, riflette Marcello, non sono poi così distanti. «La mia professione dietro il bancone l’ho sempre vissuta come un modo per stare vicino agli altri, capivo le difficoltà dei malati, e cercavo di tendere la mano anche aiutandoli a superare le problematiche logistiche o psicologiche: la burocrazia è già un macigno, e quando la vivi in una condizione di salute precaria diventa un ulteriore peso. Per questo ho sempre cercato di far sì che la mia professionalità fosse messa anche al servizio del superamento di questo tipo di ostacoli». Oggi Marcello presta il suo servizio in aiuto alla parrocchia di Vazia, lavora quotidianamente con don Zdenek Kopriva, ma sono tanti i sacerdoti che sono stati un vero punto di riferimento per lui in questi anni. «Devo ringraziarli tutti, a partire da don Felice Battistini, ai tempi e ancora oggi parroco di Petrella Salto, ma anche don Franco Angelucci, don Paolo Blasetti, don Salvatore Nardantonio, don Marco Tarquini, monsignor Delio Lucarelli che mi accolto in diocesi e naturalmente il vescovo Domenico».

Ora, difficile stabilire o programmare i progetti per il futuro: «Il mio è stato un cammino di fiducia verso il Signore, e lascio a lui il compito di portarmi dove ritiene. Anche per i giorni a venire, andrò dove mi porta il cuore, e ora nel mio cuore c’è Dio».

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