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Ad Amatrice uno spettacolo per celebrare “I Ragni di Lecco”

Sabato 8 febbraio, presso il Polo del Gusto di Amatrice, si è svolto l’incontro che ha dato vita alla quarta edizione di Montagne in Movimento, organizzato dalla sezione CAI di Amatrice

Sabato 8 febbraio, presso il Polo del Gusto di Amatrice, si è svolto l’incontro che ha dato vita alla quarta edizione di Montagne in Movimento, organizzato dalla sezione CAI di Amatrice. L’evento, che ha visto il susseguirsi interventi parlati e accompagnamenti musicali, si è focalizzato sulla figura dell’alpinista Riccardo Cassin e sui famosi Ragni di Lecco.

«Per me è un grande piacere avervi come ospiti» ha esordito il presidente del Cai di Amatrice, Franco Tazi, affermando che essere membro del Cai significa «fare qualcosa per il CAI, perché c’è molta più gioia nel dare che nel ricevere». La parola è poi passata al figlio di Riccardo Cassin, Guido, e al prefetto Marco Valentini che, avendo esercitato diversi anni a Lecco, ha sottolineato il legame con la città capitale dell’Alpinismo, sotto il ricordo del maglione rosso del Ragno Gigi Rizzi.

A seguire è intervenuto il giornalista Serafino Ripamonti, che ha raccontato la storia dei Ragni a partire dalla foto dell’alpinista Luigi Castagna, risalente agli anni ‘40, dove era intento a scalare una montagna a dorso nudo legato alla parete da una semplice corda di iuta. «Questa immagine – ha affermato – ci mostra la semplicità assoluta e il contatto diretto con la roccia».

«Castagna, era un tipico esponente dell’alpinismo lecchese: non era un nobile né un montanaro, ma un cittadino che andava in montagna per passione. Dopo la seconda guerra mondiale, infatti, i ragazzi tornano in montagna dove trovano una via di salvezza che li porta a fare cose incredibili». Ecco quindi che l’alpinismo diventa un vero e proprio modo per realizzarsi e Lecco, con le sue montagne, ne è la meta per eccellenza.

«Lecco – ha continuato Ripamonti – ha le montagne immediatamente sopra all’abitato e queste diventano il primo luogo dove andare per trovare qualcosa di diverso dal lavoro. A quel tempo, gli alpinisti erano quasi tutti metalmeccanici e proprio questo mestiere li faceva mantenere sempre allenati. Questa generazione è considerata quella dei padri dell’alpinismo, separati dalla nascita dei Ragni dallo scoppio della guerra».

«Quando Riccardo Cassin entra nei Ragni segna per sempre la storia del gruppo. I suoi successo lo consacrano come “padre dell’alpinismo” ma viene visto da tutti non come un’entità superiore, piuttosto come un primus inter pares. La spedizione del 1975 segna un punto importante: in quella scalata va tutto male ma, nonostante ciò, Riccardo riesce a tornare a casa con tutti i suoi uomini, sapendo fermare la passione prima che diventasse ossessione. L’alpinismo – ha concluso il giornalista – è infatti per la vita e non viceversa».

Nella parte finale dell’incontro la voce narrante di Michele Riccardi, accompagnato alla tastiera da Alberto Della Vedova, ha raccontato alcuni episodi della vita alpinistica di Riccardo Cassin, Guido Rossa, Vittorio Ratti ed Hermann Buhl. Aneddoti e storie di quattro alpinisti coraggiosi, intervallate da intramezzi musicali che hanno trasportato la platea sulle cime del monte Badile.

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