Cittaducale

Acqua, il sindaco Ranalli: una risorsa preziosa da proteggere e sviluppare

La ricchezza idrica del territorio reatino, con la sua complessa realtà di fiumi, laghi e sorgenti è certamente una delle risorse più importanti a disposizione. Per questo l’uso delle acque va accompagnato da una politica consapevole, capace di tutelare e valorizzare

Per anni la vicenda del ristoro economico da riconoscere al Reatino per lo sfruttamento delle sorgenti Peschiera e Le Capore ha tenuto banco nel dibattito cittadino. Il luogo comune della nostra acqua “bevuta gratis” dai romani è consolidato al punto da non poter quasi più abbandonare l’immaginario. Forse al punto da aver eclissato allo sguardo degli stessi reatini quello che forse è il bene più prezioso e abbondante sul territorio.

Insieme all’acquedotto che attraverso la Sabina porta l’acqua a Roma, ci sono i grandi laghi artificiali sul Salto e sul Turano, il bacino del Velino, i laghi Lungo e Ripasottile, le sorgenti termali di Cotilia, il lago di Paterno, le fonti di Cottorella, le sorgenti di Santa Susanna a Rivodutri e quelle di Pacce a Morro Reatino… e poi ancora un’eccezionale varietà e quantità di fiumi, laghi, fonti e torrenti. Una realtà non da elencare, ma da leggere come un sistema, sul quale ragionare a più livelli.

Ci abbiamo provato insieme al sindaco di Cittaducale, Leonardo Ranalli, che sottolinea come la vicenda del ristoro economico si sia conclusa con il riconoscimento dell’interferenza d’ambito, «grazie alla quale verrà versata al territorio un cifra robusta»: 234 milioni in 30 anni. Denari che permetteranno di intervenire su impiantistica, depurazione, acquedotto: «tutti settori nevralgici che richiedono opere importanti», ricorda il sindaco. Ad oggi Aps gestirà i servizi su mandato di Ato3 che a sua volta ha avuto il via libera da Ato2 «dopo anni di trattative difficili, ma ora finalmente concluse».

Le sorgenti del Peschiera ricadono nel territorio di Cittaducale. Il raddoppio dell’acquedotto corrisponderà anche a una stagione di investimenti sul territorio?

Dai primi numeri si parla di 5 anni di lavoro e oltre 400 milioni di euro di investimenti. È chiaro che un cantiere del genere porterà sul territorio in via diretta lavoro, sia per chi è in cantiere che per chi opera al di fuori. Ristoranti, hotel, b&b e negozi di vario genere potranno tornare in primo piano e a questo bisognerà poi sommare quanto le istituzioni stanno facendo con Acea. Con la società sono in corso rapporti quotidiani che speriamo portino a breve risultati tangibili per valorizzare il bene acqua.

I tempi della mucca da mungere sono finiti e ora chiediamo alla Spa di far vedere al territorio che sono presenti non solo con tubi e cantieri, ma anche con azioni mirate al sociale, alla cultura, all’ambiente.

Noi ci siamo e vogliamo fare dell’acqua il nostro simbolo Doc, ma da parte di Acea ci aspettiamo molto oltre alle annuali convenzioni che si hanno con i comuni rivieraschi.

In tanti parlano delle acque, ma sul territorio non sembra esserci unità d’intenti. Si può pensare di mettere a sistema la ricchezza idrica del territorio?

La nostra ricchezza idrica può e deve diventare un brand. Le acque in provincia di Rieti sono il simbolo di una ricchezza che non può ridursi a qualche compensazione economica. Sono il marchio della qualità ambientale di questa provincia e la conferma che proprio la provincia dovrà puntare tutto su questo bene e farlo con la collaborazione attiva di Acea:

La concessionaria non può essere un ospite ingombrante, deve diventare una protagonista del reatino

Con la nostra acqua la multinazionale disseta Roma e produce utili. Non ci accontentiamo certo di un segnale di presenza e della mostra sugli 80 anni del Peschiera. Con una parte della dirigenza stiamo ragionando quotidianamente sul binomio tra Acea e istituzioni, ma un’altra parte sembra fare il gioco delle tre scimmiette. Approfitto quindi per sottolineare alla società che noi ci siamo e che in quest’ottica il raddoppio del Peschiera dovrà essere l’occasione per cancellare un passato a tinte fosche e lavorare a un futuro fatto di sviluppo e programmazione comune. Se così non fosse, prometto battaglia con i colleghi che hanno rappresentanza diretta sulle sorgenti. Le acque non sono nostre o loro: appartengono a una popolazione che non è più disposta a guardare scivolare tutto via.

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