A Vazia si fa festa curando la parrocchia

La prima mattina di sabato 11 novembre, la chiesa di Vazia era già in movimento: alle 8 sono arrivati un furgoncino con gli attrezzi e un trattorino per dare inizio alla “Giornata del Volontario”. Un gruppo dei fedeli insieme al parroco si è dato appuntamento per curare il giardino, la siepe di recinto, i fiori e le piante attorno alla chiesa.

E mentre un gruppo lavorava all’ambiente esterno e qualcun altro all’interno, brave cuoche hanno impastato i ciambelletti serviti per colazione appena sfornati, ancora caldi, con caffè e bevande al cioccolato.

È stata una giornata molto bella: il sole dell’estate di San Martino ha sovrastato la pioggia e dato appuntamento agli operai sotto il cielo di Vazia. «Abbiamo tagliato la siepe e non solo – spiega il parroco don Zdenek Kopriva – tutte le frasche sono state tritate e utilizzate come pacciamatura per le piante, dando a questa giornata anche un taglio ecologico».

A ora di pranzo, la squadra di cucina ha presentato un bel “pranzo del volontario”. Nel pomeriggio sono arrivati i catechisti e con i ragazzi si è continuato il lavoro: una parte ha piantato i fiori per abbellire l’ingresso della chiesa, un’altra ha lavorato sugli ulivi e un bel gruppo ha raccolto le foglie degli alberi, colorate dalla stagione autunnale. Per merenda non sono mancati il cioccolato caldo e le pizze fritte, accompagnati dalle castagne.

Alla fine i ragazzi hanno condiviso un momento con il parroco, cercando insieme a comprendere il significato di quello che si è fatto. Perché il catechismo non è solo una teoria, ma un concreto amore verso il prossimo e verso l’ambiente. «Quando sono arrivati i genitori – racconta don Zdenek – abbiamo fatto un grande cerchio rivolgendoci al Padre, fautore del creato, con le parole di Gesù».

Tutto si è concluso, a sole ormai tramontato, con la premiazione del torneo di calcetto che i ragazzi hanno organizzato al campetto. Hanno contribuito tutti, dal più piccolo Matteo, con i suoi cinque anni, al più grande ottantenne Cesare detto Giannino.

«Una bella festa dell’autunno – commenta il parroco – e un altro passo verso la coscienza che la Chiesa siamo noi». Il prossimo appuntamento sarà primavera con il risveglio della natura dopo la invernale.

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