Terminillo

A Terminillo si rinnova l’offerta dell’olio per la lampada votiva sulla reliquia di san Francesco

Nel tempio dedicato al Patrono d’Italia, sul Terminillo, si è ripetuta l’ultima domenica di agosto l’offerta dell’olio per la lampada votiva che arde sull’urna contenente una reliquia di san Francesco

Per entrare nella “porta stretta” che è la salvezza del Regno di Dio occorre essere piccoli, magri, svuotati delle proprie certezze. Come lo è stato il santo non a caso definito “l’infinitamente piccolo”: Francesco di Assisi.

Non poteva calzare più a pennello il Vangelo della liturgia festiva per la celebrazione che, nel tempio dedicato al Patrono d’Italia, sul Terminillo, si è ripetuta l’ultima domenica di agosto, secondo una consuetudine ormai ventennale: l’offerta dell’olio per la lampada votiva che arde sull’urna contenente una reliquia del santo proveniente da Assisi. Nello splendore del templum pacis a lui intitolato sul monte che domina Rieti e la Valle Santa, la cappella a lato del presbiterio custodisce la memoria del Poverello, i cui tratti biografici sono illustrati nelle pareti che la impreziosiscono. Qui si è svolto, anche quest’anno, l’omaggio al santo, nella Messa  presieduta dal parroco padre Mariano, che ha colto il messaggio del Vangelo domenicale proprio come un invito a seguire quella radicalità evangelica, quella capacità di spogliarsi di sé, che caratterizzò l’esperienza spirituale di Frate Francesco.

Sono turisti, pellegrini, amici della montagna a donare le offerte con cui garantire che tutto l’anno, su quell’urna, arda la lampada votiva che nel rito svolto alla fine dell’estate terminillese, “in cambio” di preghiere per gli offerenti che la Fraternità monastica della Trasfigurazione, che custodisce il templum pacis, garantisce via via nelle giornate dell’anno. E a nome di tutti, è toccato a Felice e Maurizio portare all’altare – mentre il sacerdote leggeva tutti i nomi degli offerenti – la lampada che è stata riaccesa e collocata nella cappella, come sempre “scortata” dagli Alpini.

Quindi la lettura della preghiera del pellegrino, prima di proseguire con la celebrazione eucaristica, al termine della quale don Luca ha proclamato la poetica lode cosmica del francescano Cantico delle creature.

A seguire, nei locali del cenobio, il caratteristico pranzo francescano per chi ha voluto partecipare a questa singolare agape con pietanze richiamanti anch’esse in qualche modo l’esperienza spirituale del Serafico Padre.

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