Italia

A Rosarno ancora caporalato a 10 anni dalla rivolta dei migranti

Il 7 gennaio del 2010 centinaia di extracomumitari reagirono allo sfruttamento del lavoro nei campi attuato dai caporali. Il direttore della Caritas locale, Vincenzo Alampi: «La situazione rispetto a dieci anni fa è solo lievemente migliorata. La tendopoli, allestita a suo tempo, comincia ad essere usurata e ormai vi vivono 450 persone»

Dieci anni fa la rivolta dei migranti a Rosarno. I braccianti, per lo più africani, reagirono contro lo sfruttamento e la violenza della ’ndrangheta, dei caporali e degli imprenditori fuori legge. Il loro lavoro degli immigrati era e rimane fondamentale per le campagne di quelle zone, soprattutto per quanto riguarda la raccolta delle arance in inverno. Nella Piana di Gioia Tauro sono ben 25.000 gli ettari di terreno coltivati ad arance, clementine, kiwi, limoni. E se, tradizionalmente, erano le donne della zona a occuparsi della raccolta, già dagli anni Novanta la necessità di manodopera ha attirato braccianti stranieri dal Maghreb, dall’Est Europa e, oggi, soprattutto dall’Africa sub-Sahariana.

Operazione dei Carabinieri contro il caporalato

La situazione, purtroppo, non è cambiata molto in questi anni. Basta dire che i carabinieri di Reggio Calabria, coordinati dalla Procura di Palmi, in queste ore hanno messo in campo un’operazione per l’arresto di numerose persone ritenute responsabili, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L’inchiesta ha colpito una rete di caporali, composta da cittadini extracomunitari di origine centrafricana all’epoca dei fatti domiciliati nella baraccopoli di San Ferdinando e a Rosarno. Queste persone, in concorso con i titolari di aziende agricole e cooperative del settore della raccolta e della vendita di agrumi nella Piana di Gioia Tauro, erano dediti alle attività di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di braccianti agricoli extracomunitari, a anche al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione di donne africane.

Caritas: la situazione solo livemente migliorata rispetto a 10 anni fa

Il direttore della Caritas della diocesi di Oppido-Mamertina, Vincenzo Alampi, afferma che la situazione rispetto a 10 anni fa è “solo lievemente migliorata. Non ci sono più i caporali aggressivi come una volta, ma il fenomeno c’è – dice – La tendopoli, allestita a suo tempo, comincia ad essere usurata e ormai vi vivono 450 persone. Noi della Caritas vogliamo riproporre il modelli Drosi, un paese in provincia di Reggio Calabria, dove la Caritas si fa garante della case affittate agli immigrati”.

Da Vatican News

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