A quando le urne?

La vera sfida, anche nel caso in cui si riesca ad arrivare alla fine naturale della legislatura, è che il tempo che ci separa da quella scadenza possa essere impiegato proficuamente, intervenendo almeno sulle questioni prioritarie

Ma allora, quando si vota? L’unica risposta sicura è che saremo chiamati alle urne al più tardi tra un anno, poiché a febbraio 2018 la legislatura avrà la sua scadenza naturale, a cinque anni dalle ultime elezioni politiche. Per il resto siamo nel campo delle ipotesi. Quella delle elezioni anticipate a giugno sembra ormai tramontata. Le cronache raccontano che questo sarebbe il risultato del fatto che il Pd ha fissato per il 30 aprile la data delle “primarie” per l’elezione del nuovo segretario. Il che renderebbe praticamente impossibile, data la tempistica che la Costituzione prevede per lo scioglimento delle Camere e le conseguenti elezioni, andare alle urne a giugno. Come avrebbe voluto prima dell’accordo nel suo partito lo stesso Renzi e come continuano a chiedere 5stelle, Lega e Fratelli d’Italia.
Resta invece in campo l’ipotesi di votare a settembre, prima cioè della presentazione della legge di bilancio, quella che comunemente viene chiamata “manovra economica”, con tagli, tasse, investimenti, ecc. Questa eventualità avrebbe due spiegazioni, una nobile, una molto meno, per quanto assai realistica. La prima è che per assumersi la responsabilità di una manovra economica impegnativa sia bene avere un governo con il vento in poppa, fresco di una piena e forte legittimazione popolare. La seconda è che arrivare alla scadenza naturale della legislatura vorrebbe dire affrontare il voto dopo l’approvazione di una manovra tutt’altro che indolore, con il timore delle forze di governo di essere penalizzate dal responso elettorale.
Intendiamoci, in una democrazia le elezioni non possono mai essere demonizzate in sé. Ma in questa precisa fase storica, con i drammatici problemi sociali ed economici da affrontare e con le scadenze europee e internazionali che incombono, anticipare l’appuntamento con le urne è davvero ciò di cui il Paese ha bisogno? Senza dimenticare che, con le leggi elettorali attualmente in vigore, formare un governo dignitoso dopo il voto sarà un’impresa molto ardua. Così che anche votare a settembre, tenuto conto che entro il 15 ottobre dev’essere presentata la legge di bilancio, potrebbe diventare un azzardo insostenibile.
La vera sfida, anche nel caso in cui si riesca ad arrivare alla fine naturale della legislatura, è che il tempo che ci separa da quella scadenza possa essere impiegato proficuamente, intervenendo almeno sulle questioni prioritarie. Il rischio, invece, è di assistere a una lunga campagna elettorale, tanto più che a giugno si voterà comunque in quasi mille comuni e probabilmente sui due referendum promossi dalla Cgil in materia di lavoro. In un clima del genere, con i partiti spinti a cavalcare le proprie posizioni di bandiera e la maggioranza in bilico dopo la scissione nel Pd, diventerebbe problematica anche la tenuta del governo Gentiloni.

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