Ricostruzione

A Limiti di Greccio un luogo di incontro a servizio della comunità

È stata inaugurata a Limiti di Greccio la Casa della Comunità: una struttura polivalente a disposizione della parrocchia e della popolazione, realizzata da Caritas Italiana grazie alle donazioni destinate al cratere del sisma del 2016

Un luogo di incontro a servizio della comunità. È questa la direzione impressa alla struttura realizzata dalla Caritas Italiana a Limiti di Greccio e inaugurata la mattina del 25 gennaio. L’esigenza di un nuovo spazio l’aveva manifestata al vescovo il parroco, padre Pasquale Veglianti, quando in seguito allo sciame sismico iniziato nell’agosto del 2016 si era ritrovato senza la possibilità di poter usare la chiesa intitolata alla Madonna di Loreto e di conseguenza costretto a celebrare la Messa in un garage.

Gioia per la comunità

L’avvio del nuovo spazio è stato dunque un momento di grande gioia per il religioso e la sua comunità, che è intervenuta numerosa caratterizzando la breve cerimonia inaugurale con i canti e un momento di preghiera. Un modo per ringraziare di aver forse ricevuto qualcosa di più di quanto richiesto: non un rimpiazzo temporaneo della chiesa, ma una struttura polivalente, accogliente, adatta già oggi per molteplici utilizzi e predisposta all’aggiunta di ulteriori funzioni. Al taglio del nastro, insieme al vescovo Domenico e al sindaco, Emiliano Fabi, erano presenti per Caritas Italiana il responsabile nazionale “Macro progetti”, don Andrea La Regina, il responsabile dell’Ufficio “Promozione opere”, Marcello Pietrobon e il direttore don Francesco Soddu.

Nello stile della Caritas

Quest’ultimo ha portato il suo saluto ricordando che il prossimo anno Caritas festeggerà il cinquantesimo di attività. Un percorso che l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana ha condotto seguendo un metodo fatto di quattro verbi: ascoltare, osservare, discernere ed animare.

Lo stesso stile seguito nel realizzare la nuova struttura di Limiti di Greccio: «Ascoltando la voce del vescovo che si è fatto portavoce della comunità, osservando la progettazione e i lavori, cercando di capire le esigenze delle persone che si trovano sul posto, per poter animare, far sì che si possa continuare a vivere e progredire».

Un’attenzione di cui il sindaco Fabi si è detto grato, ricordando l’impegno delle amministrazioni comunali nel cercare di accelerare e risolvere le piccole criticità che nel percorso ci sono state per arrivare il prima possibile alla consegna di uno spazio da restituire alla comunità, da vivere con quante più iniziative sarà possibile.

«Questo è la Chiesa – ha detto il vescovo – non un edificio, ma una comunità che si raduna grazie alla Parola del Signore. Non un intrattenimento, né un’opera di utilità sociale, ma un qualcosa che unisce e tiene tutti insieme». Un qualcosa che in qualche modo ha animato anche il grande movimento di solidarietà che la Caritas italiana ha innescato nel settembre 2016, all’indomani della prima terribile scossa del 24 agosto.

Nella giusta direzione

«L’inaugurazione di oggi dimostra che quanto è stato raccolto arriva a destinazione. Va ribadito perché gira un’aria sospetta, perché c’è il dubbio di non sapere dove vanno le donazioni. È dunque importante sapere che, insieme ad altre comunità, siete stati oggetto di attenzione grazie a quelle risorse che sono state allocate nel 2016. È un esempio positivo, La dimostrazione che non tutto va a finire male, che ci sono tante situazioni che iniziano e terminano nella direzione giusta». In questo caso si tratta di una risposta concreta ai bisogni delle persone che restano sul territorio: «Mai come dopo del terremoto, ci siamo resi conto di quanto le comunità hanno la necessità di luoghi per incontrarsi, di uno spazio fisico da vivere», ha aggiunto il vescovo.

Essere custodi

Richiamando, in chiusura, quella stessa comunità ad un proprio compito speciale, rafforzato lo scorso dicembre dalla visita e dalla lettera di papa Francesco, che «ci ha aiutato a ritrovare il presepe: un qualcosa di cui siete custodi, ma non per chiudervi in modo un po’ provinciale, ma per cercare di irradiare il messaggio di Greccio in tutto il mondo, con intelligenza, buona volontà, disponibilità, capacità di collaborazione, creatività».

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