A 40 anni dalla legge 194 il Movimento per la Vita in prima linea per la difesa di mamma e bambino

Il valore della vita da difendere dal concepimento al suo termine naturale. È il tema al centro di una serie di eventi formativi che Movimento per la Vita (Mpv) e Centro di Aiuto alla Vita (Cav) di Rieti stanno portando avanti a 40 anni dall’approvazione in Italia della legge sull’aborto.

Alla giornata per la vita, celebrata il 4 febbraio presso la chiesa di San Michele Arcangelo e dedicata dalla Cei al tema “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”, ha fatto seguito il 17 marzo, un evento di formazione e riflessione, presso la sede della Casa Buon Pastore in Rieti, su “Il ruolo della donna nella società alla luce di Maria nostra Madre celeste”. La spiritualità Mariana costituisce per il Movimento per la Vita un’imprescindibile necessità per ancorare il proprio fare – attraverso il Centro di Aiuto alla vita – ai principi evangelici; ad un campo di intervento laico, ma coerente con l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa.

Centrale la relazione su “La missione della donna nella famiglia nella sequela di Maria”, tenuta dal vice parroco di San Michele Arcangelo, padre Luca Genovese. Nel 30° anniversario della lettera apostolica Mulieris dignitatem, il religioso ha delineato in modo approfondito e coinvolgente la missione della donna nella famiglia e nella società a partire dalla prospettiva biblica della figura di Maria Santissima e sulla base delle riflessioni dei Santi Padri. «La Vergine – ha affermato padre Luca – ha vissuto e sublimato il grande ideale della maternità. Non solo l’ha accolta, ma le ha dato il valore eterno di generatrice di Dio per il mondo. Il laboratorio della fede, come direbbe San Giovanni Paolo II, passa per il grembo di Maria».

Si è inoltre fatto riferimento alla testimonianza eroica di tante figure di donne che nella storia hanno difeso la vita concepita, come la santa Gianna Beretta Molla, che offrì deliberatamente la propria vita per dare alla luce la sua quarta figlia. Altra figura esemplare, quella di santa Teresa di Calcutta, paladina del diritto alla vita dei concepiti, da amare e difendere come i più indifesi fra tutti, perché senza voce. Ma tante altre donne hanno inciso nella storia: santa Caterina da Siena, santa Teresa d’Avila o santa Veronica Giuliani.

Forti e commoventi, inoltre, le testimonianze riportate da suor Carla e suor Lucia. Le due Apostole del Sacro Cuore di Gesù di Avezzano si occupano della missione su strada per sottrarre le donne alla tratta e gestiscono con grande dedizione l’oasi di Madre Clelia, una casa di accoglienza e recupero di giovanissime donne, anche mamme, salvate dal turpe mercato.

Il Mpv in Italia è strutturato in oltre 300 Cav e altrettanti movimenti, in case di accoglienza per donne a rischio di aborto che hanno chiesto aiuto per potersi sottrarre a pressioni esterne o alla povertà, che le avrebbero spinte al rifiuto del nascituro. Per i credenti la vita non è completamente nelle mani dell’uomo: gli è affidata da Dio non sopprimerla, ma per custodirla, curarla, amarla e rispettarla anche se si presenta in forme impegnative o socialmente poco accettate. Per questo i movimenti pro-life si battono contro le forze che orientano a rifiutare la vita umana.

«Il più bisognoso tra tutti i poveri – spiega Maria Laura Petrongari, responsabile del Movimento per la Vita reatino – è il concepito: esso non ha voce, è l’incomodo. Lui non ha chiesto di esserci. L’embrione è uno di noi». A quarant’anni dalla legge 194, occorre sviluppare una riflessione profonda. E non solo sulle sindromi post aborto, sulla denatalità, sull’inverno demografico. Oltre 6 milioni di italiani, in questi decenni, non sono venuti alla luce. Riaprire il dibattito culturale sulla legge 194 sarebbe un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva, uno spunto per tornare su temi legati alla vita tanto attuali quanto poco approfonditi.

La missione dei Mpv e dei Cav consiste nel fare in modo che non si spezzi il filo che lega il figlio alla propria mamma, con progetti concreti a sostegno di entrambi. Un impegno diretto alla loro tutela, ma anche un impegno culturale attraverso concorsi scolastici, seminari di formazione, dialoghi con studiosi di livello universitario, adozioni a distanza, gemellaggi per sostenere mamme in difficoltà, rete e coprogettazione con altre realtà associative e rete con i Cav.

Un lavoro condotto con convinzione per rimettere al centro l’Uomo “integrale” e quella cultura di prevenzione e dialogante cara a san Giovanni Paolo II, il “Papa della Vita”.

Rispondi