60. L’“Evangelium Vitae” e la questione ecologica

Ciò che l’uomo sceglie di fare è ritenuto legittimo perché è la legge, la norma, le possibilità tecniche, il diritto che lo consente, oppure occorre anteporre alla legge e al diritto la voce di Dio nel cuore dell’uomo, la coscienza morale. È dalla coscienza morale che discendono le leggi e non viceversa, rapporto ipocritamente spesso ribaltato per comodità personali, per convenienza. Così nel rapporto con l’ambiente: non sono solo le leggi biologiche a cui occorre guardare nel regolare il rapporto tra l’uomo è l’ambiente ma anche e soprattutto quelle morali.

«Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra» (Gn 1, 28). Il dominio dell’uomo sul creato, su tutti gli animali, è il segno della gloria e dell’onore che egli ha ricevuto da Dio. Dalle parole del Genesi si deduce il privilegio che Dio ha donato all’uomo come anche la responsabilità che da esso discende. Coltivare e custodire il giardino è un impegno importantissimo perché si tratta di conservare, difendere e promuovere la vita stessa che in esso alberga, non solo per se stessi ma in vista dell’intera umanità e delle generazioni che la costituiscono.

Onore e privilegio si coniugano quindi indissolubilmente con responsabilità e impegno tanto da superare i confini dell’umano e abbracciare tutto l’ambiente in cui l’uomo vive, dagli animali alle piante fino all’intero ambiente naturale. L’uomo è chiamato ad una precisa responsabilità circa l’ambiente di vita, tema più che mai attuale, responsabilità alla quale non si può sottrarre e che deve confrontarsi con il senso del limite e dell’equilibrio, l’uso non può e non deve trasformarsi in abuso. L’Enciclica a questo proposito richiama una precisa indicazione etica: «La limitazione imposta dallo stesso Creatore fin dal principio, ed espressa simbolicamente con la proibizione di “mangiare il frutto dell’albero” (cf. Gn 2, 16-17), mostra con sufficiente chiarezza che, nei confronti della natura visibile, siamo sottomessi a leggi non solo biologiche, ma anche morali, che non si possono impunemente trasgredire» (n. 42).

È del tutto evidente che il dominio dell’uomo nei confronti dell’ambiente discende direttamente da Dio, l’onore che egli ha ricevuto non solo è il segno stesso della signoria di Dio sul creato, ma ancor più, proprio per questo, l’uomo non deve dimenticare la matrice più che morale morale a cui è collegato questo potere: Dio stesso. In un’unica ideale catena potremmo quindi collegare importanti parole: dono, onore, privilegio, codice etico, responsabilità, rispetto, norma e diritto. Interessante un’immediata e semplicissima applicazione di quanto affermato e ripreso in premessa: l’uomo conosce bene i danni e i rischi ambientali che ogni giorno sceglie di percorrere, ma mette da parte gli scrupoli e la paure se la legge e la norma gli permettono e consentono scempi ambientali, scelte antimorali, contro Dio stesso. Chi quindi sbandiera la legge per giustificare le proprie scelte e non ascolta la voce di Dio purtroppo sostiene un ipocrita punto di vista che il Signore steso invece ci ricorda ogni giorno: non è la legge che giustifica e ispira la coscienza, ma è esattamente il contrario.

Il vertice di questa responsabilità viene affidata da Dio all’uomo «(…) nei confronti della vita propriamente umana (…) e che tocca il suo vertice nella donazione della vita mediante la generazione da parte dell’uomo e della donna nel matrimonio» (n. 43). Ecco quindi che la responsabilità nei confronti della conservazione e la tutela dell’ambiente, di cui tante e nuove vite potranno godere, è una responsabilità che ben si integra con l’altra grande responsabilità, solo a prima vista diversa, due facce di un’unica medaglia perché in entrambi i casi l’uomo è chiamato a collaborare con l’opera creatrice di Dio: generare, difendere, promuovere la vita stessa, soprattutto quella più debole e fragile, vita che proviene da un atto generativo tra un uomo e una donna e nel quale lo stesso creatore interviene. Natura e anima quindi si coniugano in un atto di responsabilità e tutela dell’ambiente e della vita stessa. Le parole dell’Enciclica a questo proposito sono illuminanti: «(…) nella biologia della generazione è inscritta la genealogia della persona» (n. 43).

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