50° Terremoto nel Belìce, mons. Mogavero: «una pagina sciagurata e infame della storia d’Italia»

«Una pagina sciagurata e infame della storia d’Italia»: mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, ha definito così quanto accaduto in occasione del terremoto che cinquant’anni fa devastò la Valle del Belìce.

Lo ha fatto nell’omelia pronunciata ieri, davanti alle macerie della chiesa madre di Montevago (Agrigento), durante la Messa in cui sono state ricordate le vittime del sisma.

A concelebrarla con lui, anche i vescovi di Agrigento, Trapani, Monreale e l’eparca di Piana degli Albanesi, alla presenza di centinaia di fedeli e di tutti i sindaci dei Comuni del Belìce.

«Tutti sapevano che la Valle del Belìce era ad alto rischio sismico – ha sottolineato mons. Mogavero – ma nessuno prevedeva che il terremoto accadesse davvero e sconvolgesse terribilmente un territorio impreparato a subirne l’impatto. L’evento di quel gennaio 1968 registrò dei primati, tragici e ingloriosi, che lo consegnano ancora oggi a un’attualità che continua a sfuggire alle proprie responsabilità».

Nelle parole del vescovo un aperto riferimento «all’improvvisazione e alle lentezze nei soccorsi, al difetto delle comunicazioni, ai ritardi nelle risposte della politica, alla frammentazione e ai ritardi degli interventi per la ricostruzione», senza tralasciare il volto positivo dell’impegno e «l’abnegazione e lo spirito di sacrificio dei soccorritori e dei pastori delle comunità, per tutti don Antonio Riboldi, recentemente scomparso».

Infine, il vescovo di Mazara del Vallo, diocesi i cui paesi sono stati i più colpiti dal sisma, ha ricordato il monito di San Giovanni Paolo II, che, nell’omelia del 20 novembre 1982, in occasione della sua visita nella Valle del Belìce, chiese di accelerare i tempi della ricostruzione e invocò un rilancio economico e sociale del territorio.

Secondo mons. Mogavero, sono state «parole inascoltate, pronunciate con piglio profetico».

One thought on “50° Terremoto nel Belìce, mons. Mogavero: «una pagina sciagurata e infame della storia d’Italia»”

  1. Orazio de Paola

    Quella notte di cinquant’anni fa dormivo sulla corvetta GROSSO, della Marina Militare dove ero imbarcato da circa quattro mesi. La nave ormeggiata in porto fece un brusco movimento in modo anomalo, quasi sussultorio e tutti ci svegliammo senza capire cosa fosse stato. Chi si affacciò vide che in quel momento nessuna barca o motoscafo era passato causando onde. Solo al mattino, quando il Comandante ci comunicò l’accaduto immaginammo la gravità ricordando cosa sentimmo la notte.
    Alla richiesta di organizzare i soccorsi, io ed altri colleghi ci rendemmo disponibili e partimmo subito con il primo carico di medicinali, coperte ed indumenti. Alla vista del primo paese, la realtà era dieci volte di quanto avevamo immaginato. E’ vergognoso dopo cinquant’anni sentire gli stessi politici che si sono avvicendati ai governi che non si dimenticano del Belice.
    E’ vero, se ne ricordano ad ogni elezione, e poi ci sono gli speculatori sui terremoti: la mafia, la camorra in irpinia, i costruttori a l’Aquila non ultimo il sindaco di Amatrice che sfrutta la gratuita pubblicità della RAI e della stampa per per candidarsi.
    Poveri NOI

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