5. “Mater et Magistra”: un approfondimento particolare

L’Enciclica di papa Giovanni XXIII ha segnato la riflessione della Dottrina sociale della Chiesa nel corso degli anni ’60. Nel precedente contributo abbiamo sottolineato alcuni aspetti che caratterizzano l’Enciclica ma la ricchezza e la portata profetica di questo importante pronunciamento è troppo interessante e significativo per fermarsi alla sintesi apparsa su queste pagine. Per questo ritorniamo volentieri almeno sui seguenti argomenti: l’incremento demografico e la valorizzazione delle Scienze Sociali, la tutela delle piccole e medie imprese e la solidarietà tra economie di diverse nazioni. Temi profondi e scomodi perché se resi azioni socialmente efficaci mettono in discussione equilibri, convivenze e rapporti politici e economici, indifferenti al vero bene comune, rafforzando i “peccati sociali”, le loro strutture e dinamiche. Il Pontefice ebbe il coraggio di parlare del tema demografico nonostante la Chiesa stesse vivendo un momento di crisi in riferimento al tema della contraccezione. Egli indicò un nodo che si situa a monte del problema: il necessario equilibrio dei mezzi di sussistenza che può essere raggiunto tramite un’adeguata e efficiente organizzazione economico-sociale dei popoli coinvolti. Politiche sociali dunque, non semplicistica soluzione legata all’egoismo personale o all’incapacità sociale di valorizzare un futuro di speranza e stabilità. La questione viene presentata chiedendo di investire in una formazione culturale e religiosa, legata a scelte nazionali e internazionali, tesa alla promozione del senso di responsabilità riferita alla tutela e alla conservazione della vita. Formazione e interventi di carattere sociale, non approccio riduzionista al problema demografico, “strada larga” che tenta il potere forte e l’egoismo di chi invece non può accedere a questo potere. Interessante anche il tentativo di valorizzare l’uso delle Scienze Sociali per capire meglio i grandi problemi dell’umanità. Nella ricerca di soluzioni tale aspetto rende ragione di un orizzonte più ampio che supera paradigmi e procedure di analisi non esaustive troppo spesso percorse in passato, anche da organismi internazionali.

Si tratta di una luce diversa, una luce di speranza fondata su consapevolezze scientifiche e documentate, si tratta di valorizzare contributi importanti che le Scienze Sociali forniscono in ordine a diversi campi e settori. L’idea che emerge è che di fronte ad una società complessa occorre essere attrezzati per essere al fianco del debole e del povero, le Scienze Sociali hanno molto da dire in merito in tanti campi e settori: politico e sociale, scientifico, tecnico e economico, nonché in riferimento alla proprietà privata e alla produzione di beni e servizi. Scomodi forse i loro contributi per i potenti di turno. In questa direzione può essere ben compreso il riferimento al tessuto produttivo di un territorio, vero luogo dell’edificazione del bene comune: le piccole e le medie imprese di ogni settore vanno aiutate, esse sono la spina dorsale di intere comunità, hanno quindi bisogno di sostegno, di credito finanziario, perché per esse passa la stabilità lavorativa, lo sviluppo delle realtà locali che permette di dare sicurezza e progettualità alle giovani generazioni. Traguardi forse difficili ma possibili se declinati all’interno di una prospettiva di solidarietà economica che consente di vedere il volto “bello” e rassicurante di un’economia che oggi sappiamo essere globale.

Solidarietà economica globale: le tre parole che forse meglio di altre sintetizzano le scelte da sostenere. Tali scelte, che evidentemente si rifanno a principi etici e di valore, sono le uniche che mettono significativamente a riparo dalle profonde crisi sociali e economiche di cui la storia è purtroppo muto testimone autorevole.

 

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