28. Organo della Chiesa di San Pietro Martire a Rieti

L’organo di Giambattista Boccanera di Leonessa

La chiesa di S. Pietro Martire si chiamava in precedenza di S. Matteo e apparteneva all’abbazia di S. Pastore. Fu detta appunto di S. Pietro Martire dopo il 1576, quando si trasferì in essa la confraternita di questo nome, che ne rinnovò in parte l’esterno e ne abbellì oltremodo l’interno. Tutto questo tra la fine del sec. XVI e egli anni Trenta del successivo.

A completare il corredo della chiesa mancava l’organo. Se ne comincia a parlare nel 1636, allorché il primo giugno si decreta di far posto, nella chiesa ancora in ristrutturazione, «all’organo che si havrà da fare et a musici che nelle nostre feste cantaranno». Come a dire che bisognava far posto all’organo e alla cantoria. Ma poi, per lunghi anni, non se ne fa nulla.

Si torna sull’argomento il 14 aprile 1652, quando viene approvata la proposta dell’allora priore Romualdo Perotti de Caballis «che saria stato bene di fare l’organo» e farlo tale che «non sia inferiore a quello che hoggi essiste nella chiesa del venerabile monastero di S. Lucia» di Rieti, costruito da poco da Luca Neri, operoso organaro, del quale si già si è detto e si dirà in seguito. Qualche anno dopo era pronto, almeno in parte, il palco per l’organo, ma non lo strumento da porvi, del quale si ridiscute nel 1659. Questa volta non solo si decide di farlo, ma viene dato incarico a due confratelli di curarne l’effettiva realizzazione.

Ma la cosa non andò a buon fine. Così, dopo i tentativi di farlo fare sul posto, il 3 maggio 1677 si decretò di acquistarlo bell’e fatto e di non spendervi più di 100 scudi. E tanti ne furono spesi per un piccolo organo fabbricato da Giovanbattista Boccanera di Leonessa, organaro e organista operante a Rieti, specialista in strumenti di piccole e piccolissime dimensioni. Il Boccanera incassò 50 scudi in acconto il 27 febbraio 1678 e gli altri 50 a saldo nell’aprile del ‘79. Un mese prima la confraternita aveva anche deciso di stipendiare il Boccanera con sei scudi l’anno

«con la conditione che sia tenuto sonare e far sonare l’organo della nostra chiesa mentre si celebra la messa tutte le feste di precetto, s. Agata, s. Pietro Martire e s. Tomasso d’Aquino, et anche con obligo di mantenere a sue spese il medemo organo di quanto farà bisogno in modo che, tanto in tempo che il medemo lo sonerà, quanto quando lo lasciarà, sia di perfettione come al dì presente e non vi manchi cosa alcuna».

E già nel ’79 gli toccava accomodare l’organo «guasto da sorgi», nemici dichiarati di questi strumenti. Il servizio del Boccanera si protrae, con diverse interruzioni, fino al 1710. Nel frattempo la compagnia aveva pagato per alcuni servizi di musica il maestro di cappella del duomo Alessandro Ponteggi (1670-73), il grande Giuseppe Ottavio Pitoni (1676-77), nel 1678 Belardino Benzone («musico per li cinque servitii prestati nell’oratorio della presente quaresima»), nel 1678-82 il maestro di cappella Lorenzo Grana e altri musici e strumentisti, e altri ancora ne pagherà fino alla sua soppressione (1739).

L’organo del Boccanera fu installato nella cantoria, predisposta dal 1671, quando la chiesa aveva già – come documenta la visita pastorale di quell’anno – chorum musicale diversimode sculptum. Nel 1677 Ludovico Fratini fece la cassa «per coprire l’organo». Vent’anni dopo (1696) Francesco Sentinelli ebbe l’incarico di «chiudere il soffitto sopra e sotto l’organo, acciò non vi entrino li sorgi a danneggiarlo». Ma, con il passare degli anni, lo strumento del Boccanera andò via via logorandosi. Nel 1728 era già «tutto guasto». Si provò a risistemarlo Tommaso Rosa agostiniano, che lo trovò «tutto scordato, canne rotte et altro». E l’accordò.

Il nuovo organo

L’organo del Boccanera, tra alterne vicende, continuò a funzionare fino al 1737, quando lo strumento era allo stremo. In una nota di quell’anno si legge infatti: «rifare l’organo, che è tutto precipitato, né si puole accomodare».

E l’organo fu presto rifatto o rinnovato, utilizzando quasi certamente – com’era prassi comune – parti dell’organo del Boccanera.

Nel 1739, infatti, quando la confraternita venne soppressa, in S. Pietro Martire vi era «l’orchestra coll’organo», e circa quarant’anni dopo (1777), parlando della stessa chiesa, si precisa che vi era in essa «l’orchestra dipinta con l’organo del valore di scudi 80».

Queste date non concordano con quanto scrive il maestro Luigi Coleghin, per il quale l’organo fu costruito «tra il 1704 e il 1730».

C’è da aggiungere che l’organo, dopo il restauro caldeggiato dal Coleghin ed eseguito dalla ditta Piccinelli di Padova (1988-89), è stato inaugurato il 28 aprile 1990 con un concerto dello stesso Coleghin. Oggi è al suo posto e sonante.

La cassa armonica che lo racchiude è intagliata e divisa in tre scomparti. La cantoria (metà del sec. XVIII), sopra la porta d’ingresso, è delimitata da una balaustra in legno verniciato e divisa in pannelli decorati scanditi da cariatidi. Nel pannello centrale due putti sorreggono la corona del martirio, mentre in quelli laterali spiccano due angioletti nudi con il braccio sinistro verso l’alto.

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