Bruno Vespa e cinquant’anni di giornalismo. Nel 2001 sul Terminillo alla Festa dell’Amicizia sulla neve

Quell’anno scese più volte la neve. Per il Terminillo fu una stagione fortunata, di quelle che poi sarebbe stata ricordata con nostalgia quando più tardi, d’inverno, le temperature cominciarono ad elevarsi fino a che la neve sulla Montagna di Roma non cadde più. E c’è tornata solo adesso, proprio in questi giorni per far lieto il Natale 2017. Ma in quell’anno 2001 in cui Franco Marini e Pietro Carotti, il primo abruzzese – reatino, il secondo allora deputato dell’umbilicus, erano deputati del PPI, cascò abbondantissima e gli spazzaneve dell’Anas dovettero aprire la strada che saliva fino a Pian de Valli per facilitare l’arrivo delle auto di servizio di ministeri e partiti. L’ammucchiarono ai lati di via del Covemese ove sta il Palazzo del Turismo, che ospitò la Festa nazionale sulla neve dei Popolari per la Margherita.

Quell’evento politico iniziò il 24 gennaio e tenne banco per cinque giorni sulle televisioni e su tutti i giornali e vide la presenza di leader come il presidente Giuliano Amato, di Francesco Rutelli, di un giovanissimo Dario Franceschini, di Leopoldo Elia. di Lapo Pistelli e di Clemente Mastella assieme a tanti altri big del centro moderato. Ma un personaggio di spicco, già da allora pilastro della RAI e che viene celebrato in questi giorni per le sue performance televisive e quindi per i suoi cinquant’anni di presenza sugli schermi della rete ammiraglia della televisione di stato, fu Bruno Vespa, già popolarissimo.

Toccò a lui moderare uno dei più interessanti dibattiti della Festa. In diretta da piazza San Giovanni aveva commentato i funerali di  Enrico Berlinguer, a cui partecipò una fiumana di gente scioccata da quella morte improvvisa. Aveva intervistato, unico al mondo, Saddam Hussein durante la Guerra del Golfo, exploit giornalistico che il governo italiano non gradì. Vespa che era stato già direttore del Tg1, non potette dire di no alle sollecitazioni a partecipare che gli venivano da Pierluigi Castagnetti. L’emiliano era un buon politico e ottimo parlatore, come tutti gli altri ex – democristiani a capo dei Popolari. Aveva sostituito Franco Marini alla segreteria. Egli colse l’occasione per far intervistare tutti i big del momento che erano saliti fin sul Terminillo.

Il dibattito verteva sul tema: è opportuno che tutte le forze di ispirazione cattolica e democratica si uniscano insieme per mettere in piedi la Margherita? L’indirizzo delle diverse correnti era questo: confluire ed unirsi. Si intuì così che su quella Festa aleggiava non poco lo spirito di Alcide De Gasperi, moderato, e quello più di sinistra, di Giuseppe Dossetti.

Il celebre telecronista attirò da subito l’attenzione del pubblico. Appena entrato nel grande salone del Palazzo affollato all’inverosimile e con tante persone in piedi, gli occhi di quella folla di ben disposti ad accoglierlo, furono su di lui. Ma fu la voce di Vespa a calamitare da subito l’interesse dei presenti. Era familiare all’orecchio dei telespettatori per essere calda, suadente, risonante e accattivante, tanto che avvolse ognuno e continuò poco dopo a dare quella sensazione di benessere per le orecchie dell’attento uditorio. Vespa si accomodò al centro del palco e cominciò a rivolgere domande ad Amato e Rutelli e agli altri con i suoi modi educati. Il dottor Sottile, come lo chiamavano per il suo modo di ragionare quelli de «La Repubblica», era stato fino a qualche mese prima presidente del Consiglio dei Ministri.

Quella specificità per la quale Vespa spesso è detto the Voice da chi vuol sottolineare il dono che il Padreterno gli ha fatto e per fare il verso a Frank Sinastra, è tornato non a Rieti, ma nel cielo di Rieti alla fine della scorsa estate quando in elicottero ha sorvolato le zone terremotate dell’Amatriciano per realizzare un servizio dei suoi, quelli da ricordare, mandato in onda a Porta a Porta, il rotocalco televisivo da lui creato e giunto alla ventiduesima edizione quest’anno.

Amico di mons. Giuseppe Molinari prima vescovo di Rieti e poi arcivescovo de L’Aquila, il telecronista mantiene con l’Emerito rapporti per quanto possibile e legati ai suoi impegni. Per spingere i giovani a non demordere innanzi alle difficoltà, di recente ha raccontato come abbia iniziato a scrivere nella redazione aquilana de «Il Tempo» a venticinque anni e fare poi il grande balzo a Roma dopo la vittoria in un concorso bandito dalla RAI. «Per il mio giornale spedivo le fotografie non avendo noi la telefoto, in una busta fuorisacco che portavo all’autobus in partenza per la Capitale. Al terminal c’era un commesso che le aspettava e le ritirava».

Lo stesso sistema era praticato nelle redazioni reatine de «Il Messaggero» e del giornale concorrente. Anche quelli del quotidiano romano di via del Tritone per molto tempo furono costretti a spedire le foto con il vecchio sistema: in busta fuori-sacco e così a Roma. Il giorno dopo eccole che erano belle e stampate sulle pagine di cronaca locale. Vespa ha ammesso che il tempo della memoria rischia di essere ingoiato dalle nuove tecnologie. Soprattutto da Internet, strumento da utilizzare con attenzione. Ha informato che incalza i suoi di «Porta a Porta» a prestare attenzione alle false notizie. Non c’è informazione che non vada vagliata e controllata. Anche Pietro Pileri, capo della redazione reatina de Il Messaggero, non faceva altro che ripetere quell’ammonizione. Tutto si fa vecchio nello spazio di poche ore! Internet è uno strumento da elogiare, ma demolisce e scoraggia. Quindi da usare con le molle. Consiglio di un veterano della comunicazione da prendere in considerazione.

Bruno Vespa e i ricordi di mons. Molinari

«Bruno è figlio di una famiglia cattolica. Sua madre Irma Castri era maestra elementare ed ha educato i suoi figli, il più piccolo di nome Stefano giornalista di Panorama, tenendo conto dei principi e dei valori della Chiesa».

A parlare così è l’Arcivescovo mons. Molinari, sempre disponibile a raccontare le proprie esperienze a «Frontiera» giornale che amò e sostenne durante il tempo in cui fu Vescovo della Diocesi reatina.

«Appena io seppi della mia ordinazione episcopale che ci sarebbe stata più tardi, come consigliatomi da mons. Parossin mio predecessore, organizzai ad ottobre un pellegrinaggio dei miei parrocchiani a Gerusalemme. E ci recammo a pregare sul Golgota e sulla tomba di Gesù. Mi servì per prepararmi spiritualmente. Vennero molti fedeli ad accompagnarmi e fra questi c’era anche la maestra Vespa».

Il suo rapporto con il celebre giornalista?

«Adesso lo vedo di rado. Prima quando era ancora viva la madre veniva periodicamente a L’Aquila, ove la famiglia risiede ancora e c’era occasione di incontralo in manifestazioni a cui partecipavo come Arcivescovo. Ricordo un giorno quando Bruno fu premiato dalla Regione Abruzzo con il Premio Aprutium e la signora Irma sedeva accanto a me in prima fila ed era commossa». Quel premio era andato prima a Sergio Marchionne, Remo Gaspari e Gianni Letta.

«Quando la mamma di Bruno s’ammalò le somministrai l’unzione degli infermi. Bruno era presente. La signora Irma si spense dopo qualche giorno. Celebrai io stesso le esequie nella parrocchia di Santa Maria a Paganica, chiesa fondata nel XIII secolo. C’era una folla di aquilani, di autorità, di tutti i vertici della RAI e di numerosi colleghi di Bruno».

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