Fedeli, frati e sindaci a Poggio Bustone per l’avvio dell’Ottobre Francescano

È da Poggio Bustone, primo approdo di san Francesco nel reatino, che hanno preso il via le celebrazioni dell’Ottobre Francescano. L’appuntamento ha visto molti fedeli e i sindaci dei comuni vicini al fianco dei frati di tutta la Valle Santa, tutti convenuti nella chiesa di San Giacomo per partecipare alla celebrazione presieduta dal vescovo Domenico nella chiesa del santuario, nella prima serata del 2 ottobre.

E nel giorno in cui si venerano i Santi Angeli Custodi, mons Pompili non ha mancato di soffermarsi su queste figure, misurando la distanza tra la prospettiva della Bibbia – che vede negli angeli «presenze quotidiane, quasi familiari, che rendono il cammino meno incidentato e più orientato» – e «l’istintiva diffidenza» che il mondo contemporaneo nutre «verso tutto quello che non cade sotto la lente di ingrandimento dei nostri sensi».

Una «riduzione del reale al visibile» che porta in sé «un disagio», e non solo perché il progresso scientifico accade quando superano «i dati di fatto» per aprire lo spazio «a una nuova scoperta fino allora ritenuta indimostrabile», ma anche perché è fermandosi a ciò che si vede e si tocca che «l’uomo rischia di essere ridotto a una tessera qualsiasi di un puzzle banale, a un numero. Non è forse qui – ha domandato don Domenico – l’origine di quella “cultura dello scarto” per cui ciò che conta è solo quello che si può contare e contabilizzare?»

Le parole del Maestro suonano a questo punto pertinenti: «Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Gli angeli ci sono dunque necessari, perché è ritrovando l’invisibile che «l’uomo riscoprirà il suo legame con la terra che la civiltà moderna ha spezzato in nome dello sfruttamento sistematico e irrazionale». Non solo: «aprendoci all’invisibile sapremo vivere la libertà non in modo negativo: “La tua libertà finisce dove comincia quella degli altri” per intuire che la libertà non “finisce”, ma “inizia” dove inizia quella degli altri. Ogni bene spirituale, e non solo materiale, infatti, è tanto più grande quanto più è condiviso».

E poi, ritrovando l’invisibile, «potremo superare quel senso di rassegnazione e di impotenza che ci fa così succubi della fine della storia, preservandone il fine e l’orientamento verso la vita».

Lo sapeva bene san Francesco: «talmente devoto degli angeli da essere definito “il Serafico Padre”, diceva che essi devono essere venerati dovunque come compagni e non meno invocati come custodi. E si preparava alla loro festa con un lungo digiuno».

Al termine della liturgia, i frati e i fedeli hanno raggiunto il tempietto della pace, presso il quale, il vescovo Domenico, insieme al sindaco di Poggio Bustone, Deborah Vitelli, ha acceso la lampada della pace. Un gesto – ha spiegato frate Renzo Cocchi – che guarda non solo alla difficile situazione contemporanea, ma anche ai rapporti tra vicini e nella famiglia.

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