Bellezza della speranza e speranza di bellezza: il primo giorno del MeWe

Il Meeting dei Giovani di Amatrice si è aperto con un video, realizzato dalla Pastorale Giovanile, dedicato al terremoto del 24 agosto. Con le inconfondibili note di Time dei Pink Floyd, il ricordo va subito alla torre dell’orologio e a quei terribili momenti impressi nella memoria. Poi le immagini della devastazione lasciano il posto al famoso discorso finale de Il grande dittatore di Chaplin, che invitava a riscoprire la nostra umanità.

Il breve filmato riprende uno stralcio delll’omelia del vescovo Domenico durante i funerali delle vittime del sisma, proponendo splendide immagini del territorio reatino, per finire con le parole di Roberto Benigni, che invitano a non dimenticarsi della felicità, sulle immagini del primo Meeting dei Giovani. Un bell’auspicio per questo secondo incontro, per ripartire dalla bellezza della speranza sapendo che la ricostruzione inizia da una speranza di bellezza.

Dopo il video si è introdotto il tema di quest’anno: Solo l’amore. E il primo passo, in certo senso di analisi, è stato guardare il film documentario La teoria svedese dell’amore di Erik Gandini. Il regista italo svedese ci racconta della rivoluzione sociale che dagli anni Sessanta ha imposto in Svezia il mito dell’indipendenza. Un’indipendenza radicale, pensata come liberazione della donna dall’uomo, dei figli dai genitori e così via, che finirà per rappresentare invece una forma di isolamento.

Una società in cui il fenomeno delle madri single è dilagante e dove non solo si nasce da soli ma spesso si muore anche in completa solitudine. La fine di ogni relazione, o meglio il suo ridursi alla compilazione di un modulo di assistenza. Una società di individui che smette di essere comunità. Un progresso sterile, che non sa unire allo sviluppo economico un autentico sviluppo umano.

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