Il vescovo spiega ai giovani la misericordia di un Dio che non fa calcoli

Continua a riflettere con i giovani sulla misericordia, il vescovo Pompili, che dopo l’apertura alla vigilia dell’Avvento, e dopo la settimana di pausa per la coincidenza con la festività di santa Barbara, ha ripreso venerdì sera gli incontri di lectio divina a S. Chiara. Aspettando l’appuntamento finale di venerdì prossimo, che si concentrerà sulla terza e più lunga delle tre parabole della misericordia, la serata, caduta a metà tra l’apertura del Giubileo straordinario a Roma il giorno dell’Immacolata e l’apertura diocesana della Porta Santa, ha avuto per oggetto la seconda parabola che l’evangelista Luca ha raccolto come un trittico di perle preziose nel capitolo 15 del suo Vangelo.

Ed ecco monsignor Domenico guidare la riflessione dei giovani raccolti nella chiesa del monastero delle Clarisse sulla «piccola parabola della dramma perduta, una sorta di parabola gemella della pecora perduta che anticipa quella più celebre del figlio perduto». Cogliendo innanzitutto le differenze della seconda rispetto alla prima: «Non solo la maggiore e minore lunghezza, ma anche il fatto che la prima ha per protagonista un uomo possidente, la seconda una donna povera. L’una si svolge all’aperto, l’altra nel chiuso di una casa».

L’insegnamento per i cristiani cui si rivolge l’evangelista – quelli «della seconda generazione», quando la comunità ecclesiale si andava ampliando rispetto al nucleo iniziale – è, ha puntualizzato Pompili, «a far posto a quanti vengono da fuori, a rallegrarsi per la loro conversione», stimolando una comunità che dia prova «di essere accogliente con uno stile che ricalchi quello di Gesù, cioè un clima di festa gioiosa che rende attuale e visibile l’azione salvifica di Dio nel mondo».

Entrando nello specifico della parabola, il vescovo ha invitato a vedere nella donna che spazza tutta la casa per recuperare una sola moneta l’immagine di Dio per il quale «il singolo viene prima della massa e della legge». E la cura nello spazzare la casa richiama «un gesto tipicamente femminile, ma introduce anche uno stile che è quello di prendersi a cuore le situazioni confuse per cercare di fare pulizia, eliminando tutto quello che è di ostacolo per rinvenire, attraverso il tintinnio della moneta, il prezioso oggetto perduto».

Una cura che insegna anche a noi lo stile della misericordia, perché cura «vuol dire interesse vero, preoccupazione sincera, ostinazione duratura. Soprattutto significa essere disposti a perdere tempo per qualcuno». E come il pastore con la pecora, così anche la donna, ritrovata la dramma, festeggia. Festeggiare, ha sottolineato Pompili, «è uno dei verbi della Evangelii gaudium» e ci ricorda che «non c’è gioia piena se non nella condivisione». Ma festeggiare «significa anche uscire dalla logica del calcolo, della misura stretta dell’interesse, e adottare la logica larga, che ‘allarga’ prima di tutto chi la pratica: il dono».

Un altro invito a uscire «dalla stanza stretta e un po’ asfittica del nostro “io” e ci apre un mondo grande, dove si respira pienezza e gioia, che possono esistere solo nella relazione e nella condivisione».

Infine, la gioia di Dio “per un solo peccatore che si converte”. Gioia di Dio che «nasce dal suo essere paradossalmente grande e infinito e per questo capace di curvarsi su ciò che è piccolo e limitato». Uno stimolo a evitare ogni calcolo utilitaristico per entrare nella logica della misericordia.

Scarica il testo della seconda Lectio Divina per i giovani del vescovo Pompili

Lazio Sette (Rieti) 13 dicembre 2015


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