Erri De Luca: preferisco Don Chisciotte

Giovedì 10 dicembre lo scrittore napoletano Erri De Luca è strato accolto da uno strapieno Auditorium Varrone, per parlare del suo ultimo libro ma soprattutto della sua lunga avventurosa vita.

Alla presenza delle autorità comunali e dei vertici del Cai di Rieti, organizzatori dell’evento, l’amatissimo romanziere ha ripercorso le tappe fondamentali della sua vita: le scalate a mani e piedi nudi, l’esperienza di volontariato nella guerra i Bosnia, la vicenda giudiziaria legata alla Tav, l’amicizia con Gino Strada e il rapporto con Napoli.

Tra aneddoti e letture, commovente quella della preghiera laica dedicata a Lampedusa, Erri ha incantato un pubblico che si è dimostrato molto entusiasta e pieno di curiosità. Nelle domande finali sono infatti venuti alla luce altri aspetti del suo pensiero come l’ammirazione da ateo per Papa Francesco (“l’unico Papa che abbia mai ammirato”), la quotidiana lettura della Bibbia in ebraico antico, l’interpretazione dello scenario mediorientale e altro ancora. Tutto con il garbo e la simpatia di cui pochi sono capaci, gli stessi con cui ci ha concesso quest’intervista per cui lo ringraziamo.

Innanzitutto grazie per questa bella serata. La prima domanda riguarda la sua vicenda giudiziaria, secondo lei rappresenta un rigurgito autoritario dell’ostilità verso l’opinione degli intellettuali?

L’incriminazione, “istigazione a commettere delitti” articolo del codice fascista, era un attentato contro l’articolo 21 della Costituzione che ci garantisce la più ampia libertà d’espressione. È stata voluta così dai Padri Costituenti che hanno patito venti anni di esilio e di dittatura per arrivare a quella libertà, quindi ci hanno tenuto a scrivere un articolo che ce la conservasse a lungo.

Nella sua voce c’è sempre una grande attenzione alla parola, lo abbiamo visto anche questa sera. Come mai questa attenzione particolare.

A forza di leggere molti libri le parole diventano tue, diventi come il proprietario o il residente di un vocabolario, e non te le fai mettere in bocca dagli altri. Se un potere dà una definizione sbagliata o falsa tu sei in grado di correggerti, questo aiuta il tuo sistema immunitario. Ti difendi meglio se hai un vocabolario robusto e quindi per me è solo un effetto secondario di aver letto molti libri.

A proposito di libri, credo che una medesima attenzione alla parola sia stata presente in due grandi scrittori di cui quest’anno ricorrono gli anniversari dalla morte, Pier Paolo Pasolini e Italo Calvino. Un ricordo di questi grandi autori.

Sì, sono stato un lettore di entrambi, anche se Pasolini lo considero più completo come artista. È stato contemporaneo del suo tempo e ha subito conseguenze per la sua vita, per la sua condizione. È stato ucciso per questo. Lo considero un gradino superiore.

Abbiamo sentito che tra le sue passioni ci sono il nuoto e la scalata, discipline in cui c’è almeno parzialmente un elemento di solitudine. È così? Trova ispirazione mentre scala una parete rocciosa, pensa alla letteratura?

No. Quando sto scalando penso solamente alla presa successiva. Nel mio caso preferisco parlare di isolamento piuttosto che di solitudine. Sono capace di isolarmi anche se c’è intorno una folla, un trambusto. Questa è una capacità che mi riconosco invece quella della solitudine è come se uno volesse scegliere di essere solitario. Io sono di temperamento abbastanza riservato, vivo da solo di fatto, ma la mia qualità è quella dell’isolamento no della solitudine.

Un’ultima domanda, ha un libro da consigliarci, magari il testo che le ha cambiato la vita?

I libri servono per tenere compagnia non per cambiare la vita. Ti accompagnano magari in un periodo difficile della tua vita, si abbinano a quella circostanza e ti permettono di passarla meglio, di difenderti meglio. Comunque il mio libro preferito di tutta la letteratura è il Don Chisciotte.

Foto di Massimo Renzi.

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