«Mi chiami Domenico»: visita del vescovo all’Ospedale di Amatrice

Una visita pastorale carica di significato spirituale quella compiuta dal vescovo Domenico Pompili all’ospedale di Amatrice, quella di mercoledì 2 dicembre. Ad attenderlo al nosocomio amatriciano c’erano il dr. Pasquale Carducci, direttore sanitario del Polo Unificato Ospedaliero Rieti-Amatrice, il dr. Stefano Previtera, dirigente responsabile del reparto di medicina dell’ospedale di Amatrice, mons. Luigi Aquilini, parroco solidale di Amatrice e cappellano dell’ospedale e don Savino D’Amelio, parroco di Amatrice.

Mons. Pompili, accompagnato dal Direttore Diocesano per la Pastorale della Salute Diacono Nazzareno Iacopini, Don Fabrizio Borrello, ha voluto visitare i locali dell’ospedale, incontrare i pazienti ricoverati ed i loro familiari, salutare il personale presente nella struttura. «Mi chiami Domenico», andava ripetendo alle persone che ha incontrato, trasmettendo loro la sua grande umiltà e semplicità, qualità queste che sicuramente caratterizzeranno la sua missione pastorale.

«Stiamo vicino agli ultimi, ai poveri ed agli oppressi, alle persone malate, più deboli, che si trovano tra l’indifferenza generale nella fragilità» è stato il suo messaggio spirituale, in linea con il magistero di Papa Francesco, che ha ribadito più volte durante la celebrazione eucaristica che si è svolta nella sala riunioni dell’ospedale a cui ha partecipato anche un buon numero di cittadini di Amatrice.

Prima della celebrazione della Messa, mons. Luigi Aquilini ha ringraziato il vescovo per la sua presenza e ricordato il luogo nel quale ci trovavamo tutti e cioè l’antico refettorio dell’ex convento dei frati Cappuccini di San Giuseppe da Leonessa dove campeggia un bell’affresco dell’ultima cena di Gesù, opera di pittori umbri seicenteschi di passaggio al tempo al convento.

L’ospedale di Amatrice, infatti, nasce come diretta conseguenza del convento dei frati minori francescani dei Cappuccini i quali sin dal XVI secolo prestavano nella loro medicheria le prime cure mediche agli abitanti del vasto territorio amatriciano distante molti chilometri dai grandi centri urbani.

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